Qualche giorno fa abbiamo fatto una passeggiata.
Non una passeggiata qualunque, ma un percorso dentro ciò che Albano è — e soprattutto dentro ciò che potrebbe diventare.
Siamo partiti da Piazza Carducci, dalla sede del Comitato elettorale, e siamo saliti lungo via Saffi fino a Piazza San Paolo.
Lungo la strada ci siamo fermati davanti ai Cisternoni: un luogo straordinario, che da solo racconta la profondità della nostra storia. Accanto, la ex serra riqualificata durante il mio mandato da assessore ai lavori pubblici — uno spazio recuperato ma mai attivato, mai restituito alla città.
Ecco uno dei problemi di Albano: non la mancanza di risorse, ma la mancanza di visione e continuità.
Davanti alla Chiesa di San Paolo abbiamo guardato verso il basso.
Un impianto urbano unico, un tridente barocco di grande valore — oggi soffocato dalle auto e da scelte urbanistiche che ne hanno compromesso la leggibilità e la qualità.
Poi l’affaccio sull’Anfiteatro romano.
Un altro luogo straordinario, troppo spesso percepito come sfondo e non come protagonista.
In poche centinaia di metri c’è una concentrazione di storia, identità e potenziale che molte città ci invidierebbero. Eppure tutto questo oggi è frammentato, poco raccontato, poco accessibile.
Il punto è chiaro: Albano non deve “inventarsi” nulla. Deve mettere a sistema ciò che già ha.
Deve costruire percorsi culturali integrati e segnalati, che colleghino Cisternoni, Anfiteatro, terme e centro storico.
Deve attivare gli spazi già recuperati trasformandoli in luoghi vivi: mostre, incontri, laboratori.
Deve re-inserire Albano nei circuiti turistici legati a Roma e ai Castelli Romani, con una proposta chiara e riconoscibile.
Deve creare strumenti semplici ma fondamentali: una piattaforma unica degli eventi, comunicazione coordinata, accesso facile alle informazioni.
Deve sostenere una rete vera tra associazioni, cittadini e istituzioni, che oggi esiste ma non è connessa.
Perché cultura e turismo non sono slogan. Sono infrastrutture. Sono organizzazione. Sono scelte politiche.
Albano ha una storia profonda, intrecciata a quella di Roma.
Ma una città vive davvero solo quando questa storia diventa esperienza quotidiana, visibile, condivisa.
Noi vogliamo fare esattamente questo: trasformare il patrimonio in identità, e l’identità in sviluppo.
Perché conoscere il luogo in cui si vive è il primo passo per sentirlo proprio. E perché la cultura, prima di tutto, è una scelta politica.
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